Cosa spera di ottenere Elly Schlein dai referendum e con i ricatti

 

Ha due grandi obiettivi politici, e nessuno di questi è davvero la vittoria del “Sì”: sa già che è quasi impossibile.

In vista dei referendum dell’8 e del 9 giugno, Elly Schlein ha deciso di impegnare il Partito Democratico in favore del “Sì” su tutti e cinque i quesiti: i quattro che riguardano il mercato del lavoro e che propongono una sostanziale soppressione del Jobs Act, e quello sul diritto alla cittadinanza. Schlein sa bene che è del tutto improbabile che si raggiunga il quorum, cioè che almeno la metà degli aventi diritto vada a votare, e che dunque i referendum abbiano validità effettiva: ma ha deciso di coinvolgere il suo partito in questa campagna perché spera di ottenere comunque dei risultati politici positivi personali.

GRANDE LA Elly Schlein. Che mi ha tolto ogni dubbio: se l’obiettivo del referendum è rafforzare la linea strategica di Schlein di allineare il PD a Landini e Conte certamente non andrò a votare.

Speravo che Schlein avrebbe fatto del PD un partito progressista quanto ai diritti civili, che avrebbe dato impulso o almeno contribuito a una (ri-)organizzazione sindacale basata sulla realta’ e che desse la priorita’ ai bisogni delle generazioni piu’ giovani, e che avrebbe proposto e difeso concretamente un’idea federalista e progressista d’ Europa.

Invece sui diritti civili non ha fatto alcunche’ degno di nota, quanto all’ organizzazione sindacale non ha trovato di meglio che di appoggiare la CGIL, e per quanto riguarda la politica estera ha posizioni a fatica distinguibili da quelle dei 5stelle. Che delusione, e che disastro.

Io non riesco a decidere se andare a votare a questo referendum, in parte perche’ trovo che i referendum facciano spesso piu’ danni che altro, in parte perche’ – anche se voterei volentieri per l’accorciamento dei tempi per la cittadinanza – penso che prestare il proprio consenso alla tattica di Schlein (secondo me ben) descritta in quest’ articolo possa essere addirittura controproducente, proprio perche’ non e’ questa l’ impostazione che il PD deve darsi per diventare un partito socialmente progressista, di sinistra e europeista.

Rincorrere la CGIL (come per UK Labour rincorrere il fantomatico ‘Red Wall’) e’ controproducente, ‘out of touch’, e miope. Non affrontare ‘la questione russa’ che da 3 anni spacca la sinistra italiana sull’ Ucraina e’ vigliacco e miope. Per il PD porsi eccentricamente rispetto ai suoi analoghi EU sul riarmo europeo e’ un errore di analisi politica – io trovo – molto grave, perche’ miope. Schlein, al contrario di quel che speravo, e’ miope. Oppure la realta’ e’ che al di la’ dei tatticismi non sa fare politica.

Peccato. AGGIUNGO E VI CHIEDO? MA VOI HAVETE FIDUCIA! CHE RISOLVA QUALCOSA QUESTA DIRIGENZA PIDIOTA E DI IN SINDACATO CHE OLTRE SBRAITARE NON SA FARE ALTRO. ATTENDO RISPOSTE.

Nell’ottica di Schlein il PD deve tornare a essere il partito dei lavoratori, e in questo senso non può fare a meno di una sintonia solida con la CGIL il problema è che per molti motivi è la CGIL (e il sindacato in generale) a non essere più in particolare sintonia con “i lavoratori” (nel senso più ampio del termine) e cmq anche riuscisse a essere “il partito del lavoro” non garantisce che questi voteranno in massa per te per tutta una serie di ragioni, incluse quelle “culturali” molto consigliato leggere l’articolo quello dell’interpretazione di destra di Gramsci e farsi un po’ di domande.

ENTRANDO NEI TEMI REFERENDARI.

Al di là dei singoli giudizi e opinioni di ciascuno su Jobs Act e la necessità o meno di abolirlo, trovo questa mossa e “scommessa” quanto meno azzardata e discutibile, innanzitutto perché costringi un sacco di persone che dieci anni fa si sono spese a favore del Jobs Act e lo hanno difeso ad andare dagli elettori e dirgli che ora loro devono abolire una cosa che il partito ha fatto e difeso. La segretaria sarà anche cambiata ma moltissimi iscritti e dirigenti sono gli stessi di dieci anni fa (e infatti fosse stato per loro il segretario sarebbe stato Bonaccini), che figura ci fai a fare un’inversione a U così plateale e rinnegare qualcosa in cui magari sotto sotto credi pure sia una cosa positiva o quantomeno non il demonio che alcuni descrivono. Non mi stupisce che “a spendersi con convinzione siano in pochi”

Questo non è un commento, è un appello. Questo referendum è l’unica occasione, in anni e anni, in cui i cittadini direttamente sono chiamati a dire la loro in merito al diritto alla cittadinanza per centinaia di migliaia di nati e cresciuti in Italia. È improbabile che il referendum passi, ma un segnale della nostra volontà su questo lo vogliamo dare? È una questione troppo importante per fare passare davanti ragioni di dispettucci politici. Vogliamo essere meglio di Schlein, o no

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